Intervista uscita sul Quotidiano di Calabria (edizione di Catanzaro e provincia) di Martedì 18 Settembre.
L’assessore De Sensi smentisce Macchione
Terina, l’antica città greca era situata a Sant’Eufemia
NOCERA TERINESE – Terina localizzata sul “Piano di Terina” o nell’area di Sant’Eufemia? Il dibattito resta acceso più che mai.
Da una parte c’è chi sostiene la tesi di Adriano Macchione che colloca l’antica città magna greca a Nocera Terinese e chi invece sostiene, come Roberto Spadea e Giovanna De Sensi Sestito, che Terina sia da collocare senza ombra di dubbio nella zona di Sant’Eufemia Vetere.
Durante il convegno di studi “dall’Oliva al Savuto” svoltosi a Campora San Giovanni durante il week-end sembra senza dubbio che la tesi sostenuta dagli ultimi sia prevalente.
Sin dai primi indizi materiali risalenti alla metà dell’Ottocento, ovvero il ritrovamento di un tesoro di gioielli venduto poi alla fine dello stesso secolo al British Museum di Londra, tutto sembra a favore della tesi di Terina nel lamentino. In ogni modo è da chiarire che niente di certo è emerso nel convegno, nessuna verità è stata dichiarata. Solo ipotesi che hanno preso più consistenza.
Durante l’incontro abbiamo avuto modo di sapere l’opinione della De Sensi sul libro di Adriano Macchione “Terina- Temesa-Nucria, ieri, oggi e domani”. «Non ho avuto modo di leggerlo. In ogni caso se la sua tesi mira a smentire che Terina non sia collocabile nel lametino, mi permetto di dire che è rimasto fermo all’ipotesi che risale al Barrio del 1571 quando si ipotizzò, sulla base di conoscenze che fosse sul “Piano di Terina”. Però da quel momento in poi ci sono stati ritrovamenti, ricerche, indagini e soprattutto ritrovamenti concreti quali sono le monete di Terina trovate durante le campagne di scavo. Tutti i ripostigli dell’area hanno restituito, più di ogni altro posto della Calabria, monete di Terina».
Ma perché, allora, c’è chi pensa che Terina sia da collocare a Nocera Terinese?
«Tutti gli scrittori che hanno scritto dopo Barrio, e così anche gli scritti dei cultori locali, sono fatti da accumulo di tesi, di pezzi di libri fatti da altri. Mettendo insieme questi pezzi credono di aver trovato delle prove. Ma una cosa è una teoria, un’interpretazione, una intuizione.
Una cosa, invece, è fare ricerche storiche. Anche una testimonianza di Strasbone non perché è fatta da lui diviene automaticamente la verità. Anche quella bisogna verificare. Figuriamo l’affermazione di un cultore locale, che è un intuizione ma che va dimostrata».
L’autore del libro sostiene che tutto sia nato da un errore di François Lenormant?
«Macché. Anzi, è stata la prima volta che un archeologo di professione si è cimentato a passare al vaglio le ipotesi espresse precedentemente.
Lenormant era un eccellente archeologo, una persona di grande cultura. Fece un primo quadro che Paolo Orsi confermò. Ma sempre a livello di intuizione e delle prime scoperte. Poi ci sono state le altre scoperte, che sono stati i ritrovamenti, i documenti epigrafici. I dati sono chiari. Incaponirsi, cercare di sostenere quello che a livello scientifico non si può sostenere non ha nessun valore».
Qual è il ritrovamento più importante che è stato fatto?
«La tabella di bronzo databile alla prima metà del V sec. a.C recuperata nel corso della campagna di scavo del 2002 in cui viene menzionato il demiurgo, carica presente anche a Crotone. L’epigrafe in genere veniva attaccata sugli edifici pubblici. Questo darebbe una conferma forte dell’appartenenza di queste tracce urbanistiche alla città di Terina».
Silvia Iachetta


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